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Das Cabinet Des Dr. Nebbia - Episodio 2

 

Rubrica di cinema a periodicità anarchica a cura di Andrea Bruni


La Signora Ammazzatutti


Chi è davvero convinto che John Waters, dai tempi di Polyester, si sia messo al balcone sorseggiando Moet-Chandon e ruttando di tanto in tanto, giusto per ricordare, a se stesso, le proprie puteolenti origini, dovrebbe riguardare, col senno di poi, Serial Mom. Che è puro cinema “terroristico”. Sì, ok; tutto è lindo, soave, accomodante; dalle “sozzerie” di Robert Crumb sembra di esser passati alle verande sorridenti di Norman Rockwell… Ma nessuno è d’accordo con me nel dire che se Waters, superati gli “anta”, avesse continuato a riprendere, fra mille sghignazzi, drag-queen coprofaghe, sarebbe risultato patetico come Ozzie Osbourne o come quei vecchietti che si intravedono nei giardini pubblici con gli occhi pallati e la patta sbottonata? Il “sistema” si combatte molto meglio dal suo interno, e Serial Mom lo dimostra.   


Estraniamoci per un attimo e non pensiamo a codesto film come al frutto di Waters ma come ad una semplice commedia con Kathleen Turner pronta per essere servita al famelico pubblico americano del week-end… Ve l’immaginate l’imbarazzo (sentimento provato, ai tempi dell’uscita, anche da diversi critici americani) nel vedere quel “pervertito” di Paul Reubens che compra un bambolotto di Pee Wee Hermann, cioè del proprio alter-ego, quando ancora era l’idolo di tutti i bambini d’oltreoceano? E che dire della “star” hollywoodiana Kathleen Turner che inanella una sfilza di “Cocksuker” e “Pussy Face” con catarrosa enfasi, degna di un portuale? E come non provare - sempre per l’americano medio, ovvio - un moto di sdegno nel vedere una giuria che ospita al suo interno la miliardaria, ex terrorista simbionista, Patricia Hearst?...


Beverly Sutphin è la figlia segreta di “Ozzie and Harriet” (la coppia archetipica della sit-com americana), è la vicina di casa preferita di Lucille Ball; il suo ginecologo - ci si può scommettere - è Bill Cosby, cioè il dottor Robinson…Eppure Beverly Sutphin è un’assassina. Beh, che c’è di strano?, sembra suggerirci John Waters. Sono finiti i tempi di Doris Day e di Rock Hudson: il Grande Sogno Americano è stato divorato dai vermi brulicanti che fan da sipario al lynchano Velluto Blu. Morta la matrice originale non resta che la sua parodia: Un’America sull’orlo di una crisi di nervi, da isteria collettiva implosa, in cui un omicida seriale può divenire un eroe mediatico e Suzanne Sommers può essere accolta nell’aula di un tribunale con gli onori che solitamente si usano per un capo di stato… Ripetiamo, che c’è di strano? In un sublime, vorticoso, gioco di parole, (che crea un puro vortice semantico), Kathleen Turner, messa alle strette dal marito e dai figli che le domandano se davvero lei è una “serial killer”, replica affermando di conoscere solo i “cereals” che affettuosamente prepara quotidianamente nel proprio tinello di marzapane, rubato alle pagine di “House and Gardens”… Ecco che Waters, con semplicità ed una limpidezza cristallina, ha svelato il marciume che da decenni gli americani cercano di celare con quintali di glassa: l’Orrore, il Perturbante, non è “fuori”, come si pensava negli anni Cinquanta, ma “dentro”: nel tinello di casa, in quegli asfittici set casalinghi rubati all’ultima delle situation-comedies…Ringraziamolo, quindi, per aver smesso di giocherellare con i propri coltellini assieme agli amichetti di Baltimora: Waters è vivo e lotta insieme a noi.  


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Andrea Bruni


Ai tempi della scuole elementari scopre Silvan e decide che nella vita farà il prestigiatore. Alle medie incontra sulla sua strada "Il cavaliere inesistente" di Calvino e comprende che il suo mestiere sarà quello dello scrittore. Ma la sua vita cambierà al Ginnasio per colpa di Enrico Ghezzi che presenta un epico ciclo di visioni notturne (Freaks, Simon del deserto, Il corridoio della paura): una vita rovinata. Per "venerare" il cinema ne ha fatte di tutti i colori: organizzare rassegne nei più remoti anfratti di montagna; scrivere un paio di libri che han venduto meno dell'autobiografia di Iva Zanicchi; impegnare i gioielli di famiglia per farsi mandare dal Giappone i dvd di Takashi Miike.





Dr. Nebbia