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Das Cabinet Des Dr. Nebbia - Episodio 3

 

Rubrica di cinema a periodicità anarchica a cura di Andrea Bruni


Distruzione di Dimenticare Venezia


La maestrina Eleonora Giorgi, in tripudio di flou e archi pizzicati, fa la vispa Teresa fra l’erbetta con dei cloni di Renato Cestiè; ride al rallenty, è felice, forse per esser passata direttamente dalle mani adunche di Alfredo Rizzo (Suggestionata) a quelle da pianista polacco di Franco Brusati. Ma l’aria da Une Partie de Campagne dura poco: ora la maestrina Giorgi fa una faccia da pala d’altare bizantina: ha infatti visto - malcelati dalla verzura - una coppia intenta a farsi una sana trombata agreste. Contemporaneamente la sua fidanzata, una Mariangela Melato (s)pettinata come Nino Manfredi nei panni di Geppetto - giusto per far capire anche ai cedri che è lesbica - si rifugia nella soffitta della stalla di famiglia per dialogare un po’ con i fantasmi della propria infanzia. La vedremo, con i veli della Prima Comunione ancora addosso, tirar freccette sul ritratto dell’odiatissima madre (sempre la Melato, ma stavolta con la parrucca di Harpo Marx). Sempre nello stesso istante il di lei fratello, Erland Josephson, lasciato l’efebone di turno a giocar a calcetto, si rifugia nel mulino abbandonato per dialogare un po’ con i fantasmi della propria infanzia. Lo vedremo, bello come un putto leonardesco, pender dalle labbra del Rossino, l’amico del cuore, che senza togliersi la tonaca rossa da chierichetto, cerca di farsi una sega sulla Maja Desnuda («Goya…Troia…», sussurra, con la bava alla bocca, il bimbo) e poi sulla Venere dormiente (“Giorgione, la se ciama sta vaca?!” sbotta il Rossino nel momento più sublime del film).

E siamo solo a venti minuti dall’inizio della pellicola! Forse, invece di dimenticare Venezia, il raffinato Brusati (al pari della cosceneggiatrice Iaia Fiastri) avrebbe dovuto scrollarsi di dosso il ricordo ossessivo di Luchino Visconti, col suo corollario di decadenti languori mitteleuropei, e degli scabri, lancinanti, kammerspiel di Ingmar Bergman. E invece no: l’autore di Pane e cioccolata (1972) spinge l’accellerattore sull’ammiccamento letterario creando un putrescente mosaico in cui i racconti istriani di Quarantotti Gambini, la Trieste à la Joyce di Svevo, Il Giardino dei Ciliegi di Cechov, cozzano con le tettine antigravitazionali della Giorgi e con il pisello di David Pontremoli.

All’epoca ci fu chi gridò al capolavoro; ora sembra solo il parente ricco di Amore e morte nel giardino degli dei.


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Andrea Bruni


Ai tempi della scuole elementari scopre Silvan e decide che nella vita farà il prestigiatore. Alle medie incontra sulla sua strada "Il cavaliere inesistente" di Calvino e comprende che il suo mestiere sarà quello dello scrittore. Ma la sua vita cambierà al Ginnasio per colpa di Enrico Ghezzi che presenta un epico ciclo di visioni notturne (Freaks, Simon del deserto, Il corridoio della paura): una vita rovinata. Per "venerare" il cinema ne ha fatte di tutti i colori: organizzare rassegne nei più remoti anfratti di montagna; scrivere un paio di libri che han venduto meno dell'autobiografia di Iva Zanicchi; impegnare i gioielli di famiglia per farsi mandare dal Giappone i dvd di Takashi Miike.





Dr. Nebbia